DEMOCRATIZZIAMO LA DEMOCRAZIA
Appello della Tavola per la solidarietà
Il 23 marzo scorso è stata approvata al Senato in terza lettura la riforma della seconda parte della nostra Costituzione. Questa riforma mette in pericolo le basi comuni del nostro ordinamento democratico, mina alle radici la dimensione universalistica dei diritti dei cittadini, incrina il principio solidaristico in base al quale si cementa una comunità, mette a repentaglio il sistema di contrappesi e garanzie che sono il fondamento di un buon sistema democratico. Questa riforma aggrava il deficit di una democrazia schiacciata sempre di più su una dimensione autoritaria e populistica. Si tratta in realtà di una vera e propria “controriforma” che riduce la democrazia a “gradimento” e vuole cittadini passivi. Noi invece vogliamo una democrazia fondata sulla partecipazione responsabile e su dei cittadini attivi. La difesa e l’allargamento della democrazia sono temi che interrogano non solo l’Italia, ma anche la dimensione europea e globale. Alla preoccupazione per le possibili conseguenze di questa riforma si sommano le riserve sui contenuti e sul modo con cui è stata costruita la Costituzione Europea, la forte critica dello smantellamento delle organizzazioni internazionali democratiche come le Nazioni Unite e l’opposizione alla mercificazione dei diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo.
In un’epoca in cui la globalizzazione neoliberista subordina la democrazia alle esigenze del mercato ed alle logiche privatistiche, e la politica si lascia condizionare dall’economia e dai mercati, la nostra prospettiva invece è quella di allargare gli strumenti e i luoghi di partecipazione e di democrazia rimettendo al centro lo spazio pubblico ed il protagonismo dei cittadini. A favore di un allargamento degli spazi della democrazia e della partecipazione e contro questa riforma della Costituzione la Tavola per la Solidarietà lancia questo appello con l’invito alla mobilitazione a partire dal prossimo 2 giugno, Festa della Repubblica, con iniziative in 100 città italiane e per la raccolta di 1 milione di firme entro il 2005.
PROMUOVERE LA COSTITUZIONE
Le Costituzioni non sono soltanto le carte fondamentali su cui si fonda la vita collettiva di una nazione. Esse prefigurano anche un modello di società. Se la società italiana in questi ultimi 50 anni si è sviluppata in maniera democratica, pluralista e partecipata ciò lo si deve in gran parte alla Costituzione del 1948. Le norme in essa contenute, ispirate ai principi della solidarietà, della pace, della uguaglianza, della libertà hanno sostenuto e agevolato tale sviluppo.
Le regole fondamentali dell’ordinamento costituzionale devono essere patrimonio di tutta la comunità, frutto di un processo consensuale unitario e condiviso. Per questo –al di là dei suoi contenuti- abbiamo ritenuto sbagliato il metodo e il modo con cui, a colpi di maggioranza, era già stata approvata una prima riforma federalista nel 2001 che riguardava 4 articoli. Oggi quello stesso metodo –in modo ben più grave e senza nemmeno il tentativo della ricerca di un consenso più ampio- è utilizzato per una riforma molto più ampia e profonda che cambia la Costituzione in ben 50 articoli. A differenza, però, di quanto sta avvenendo oggi, la riforma del 2001 aveva reso la Costituzione più vicina alle esigenze del territorio e più attenta alla crescita di soggettività dei cittadini, salvaguardandone i più importanti principi. Particolare rilevanza assume nella riforma del 2001 il nuovo art. 118 che introduce il principio di sussidiarietà che chiede alle istituzioni di sostenere i cittadini e le loro organizzazioni impegnate nella realizzazione dell’interesse generale. Una grande occasione per assegnare concretamente ai cittadini il ruolo di soggetti attivi nelle attuazione delle leggi e nel conseguimento del bene comune.
DEMOCRAZIA, SOLIDARIETÀ E SUSSIDIARIETÀ
Le organizzazioni promotrici di questo appello intendono rinnovare l’impegno ‘costituzionale’ per la promozione dei principi di solidarietà e sussidiarietà e per la tutela dei diritti umani, inviolabili, di tutti i cittadini. Siamo anche però consapevoli che le trasformazioni delle relazioni internazionali e dell’economia, della democrazia e della società civile impongano a tutti l’impegno a favore di un processo di riforma –opposto a quello attuale- della nostra Costituzione che allarghi gli spazi di democrazia, valorizzi il protagonismo della società civile, metta al centro del nostro ordinamento la realizzazione dei beni comuni e dei diritti delle persone, la pace.
In tale ottica avanziamo una serie di proposte rispetto ai punti che riteniamo debbano essere introdotti una riforma in senso democratico della Costituzione e nel contempo desideriamo esprimere la contrarietà di tutti coloro che sottoscrivano questo Manifesto rispetto ai contenuti e ai metodi con cui si sta realizzando il processo di cambiamento della Carta Costituzionale .
1. Si ad una nuova frontiera della democrazia
Noi riteniamo che ad una concezione della politica personalistica, autoritaria ed elitaria che si sta affermando nella riforma costituzionale in discussione, si debba contrapporre un percorso partecipativo capace di rendere possibile nuove frontiere della democrazia. Il principio di sussidiarietà riconosce un nuovo soggetto costituzionale, i cittadini singoli e/o associati che agiscono per l’interesse generale, e promuove il governo allargato della società. Ciò rappresenta un risorsa per la democrazia e un elemento di garanzia e un contrappeso rispetto ai poteri tradizionali. Inoltre altre pratiche devono essere sostenute e sviluppate: i bilanci partecipativi, il municipalismo democratico, le forme nuove di democrazia diretta e partecipata.
2. Si alla riforma e alla civilizzazione della politica
Di fronte alla profonda crisi del sistema politico e dei partiti, i principi costituzionali di solidarietà e sussidiarietà, le forme della democrazia diretta e partecipata rappresentano uno strumento per potenziare un nuovo tessuto democratico nel paese. Bisogna dare spazio e valore alle forme della politica diffusa, difendendo “l’autonomia politica del sociale” e delle sue articolazioni. Riteniamo necessario pertanto dare spazio all’iniziativa civica adottando comportamenti pubblici improntati alla cooperazione. Contro il predominio del mercato e della logica privatistica bisogna rimettere al centro l’idea di spazio pubblico in cui cittadini e istituzioni possano collaborare e cooperare per la realizzazione dell’interesse generale. Difendere la Costituzione del 1948 –rinnovarla, ampliando gli spazi democratici- significa costruire un paese più civile e fondato si valori della pace e della solidarietà, della condivisione della ricchezza e dei beni comuni.
3 . Si ad un federalismo solidale e dal basso
Il federalismo vero –imperniato sulla solidarietà, la coesione, i diritti, la partecipazione democratica- non è il neo centralismo regionale o municipale, con tutto il suo carico di burocratizzazione e spreco di risorse, ma è l’esercizio di poteri e di responsabilità dei cittadini a partire dalle comunità locali. Riteniamo, pertanto, a partire dalla valorizzazione dello spazio pubblico come luogo di realizzazione dei diritti e dei doveri sociali, che il decentramento dei poteri riguardi anche il ruolo dei cittadini, singoli e associati, e non solo le amministrazioni regionali e locali. In altri termini, l’attribuzione di funzioni pubbliche ai cittadini è la premessa di un federalismo cooperativo capace di rispettare i principi di solidarietà e di uguaglianza su tutto il territorio nazionale.
4. Si alla promozione della cittadinanza attiva e dell’interesse generale
I cittadini sono attori della politica non solo quando votano ogni cinque anni dando fiducia a una maggioranza o ad un ‘premier assoluto’, ma nella vita quotidiana della democrazia. Dunque, la cittadinanza attiva, l’impegno civico, la partecipazione dal basso - attraverso la promozione di comitati civici, consulte, coordinamenti, ecc.- devono rappresentare una realtà costituzionale e non essere beneficenza o filantropia. Partecipazione e cittadinanza sono indispensabili al fine di garantire lo stato sociale, la cura dei beni comuni, lo sviluppo sostenibile del paese, la tutela dei diritti fondamentali della persona, la pace, la solidarietà, la giustizia, il vivere insieme nel rispetto delle diversità, la solidarietà internazionale per garantire pari opportunità di sviluppo ai paesi più poveri.
5. Sì a politiche sociali a difesa dei diritti e dei beni comuni
Attuare la Costituzione significa anche riscrivere l’agenda delle politiche pubbliche, mettendo al centro i diritti dei cittadini. La tutela dell’ambiente, la difesa e l’allargamento dello stato sociale per i diritti all’istruzione, l’assistenza, la salute, l’acqua, la tutela dei beni comuni, la promozione della pace e della giustizia internazionale, la salvaguardia del consumo responsabile e l’accesso ai beni comuni come diritto umano rappresentano questioni prioritarie per i cittadini singoli o associati. L’agenda delle politiche pubbliche – nel welfare, nei diritti, nei beni comuni- non deve essere subalterna alle logiche neoliberiste del mercato e del profitto. I cittadini possono diventare un elemento di sostegno alle amministrazioni in forza del loro nuovo ruolo costituzionale legato alla cura e alla tutela dell’interesse generale. Le amministrazioni pubbliche sono chiamate a favorire l’attivismo civico e la partecipazione riconoscendo spazi, opportunità e poteri, e ad assicurare la tutela uguale dei diritti in tutto il paese.
6. Sì ad una politica per la pace e la solidarietà internazionale
La Costituzione che vogliamo deve mettere al centro il valore della pace e la solidarietà internazionale. La piena attuazione dell’art. 11 –con il ritiro delle nostre truppe dall’Iraq- e degli altri principi fondamentali (come quelli dell’attuazione dell’art. 10 sul diritto d’asilo), diventa fondamentale anche per un ruolo diverso dell’Italia nel mondo. Questo deve riconoscere fino in fondo il valore del multilateralismo e la necessità di una profonda e radicale riforma democratica delle modalità di funzionamento e di presa delle decisioni dell’ONU. E’ indispensabile, ridefinire l’identità della solidarietà internazionale e delle politiche di Aiuto Pubblico per lo Sviluppo e nello stesso tempo è necessario intraprendere un’iniziativa radicale per cambiare le politiche delle istituzioni internazionali –come il WTO, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale- responsabili delle attuali politiche neoliberiste e delle disuguaglianze nel commercio e nell’economia internazionale, le cui gestioni devono essere ricondotta sotto il controllo dell’ONU
LA COSTITUZIONE A RISCHIO
Dalla controriforma della Costituzione italiana attualmente in discussione emerge quindi un modello di società opposto a quello fin qui descritto. Se questa riforma entrerà in vigore sarà molto più difficile tutelare i diritti dei cittadini rendendoli attivi, responsabili e partecipi dei problemi collettivi così come sarà più difficile assicurare i principi di solidarietà e di uguaglianza su tutto il territorio nazionale.
1. No alla riforma di pochi e per fini elettorali
La riforma in corso di approvazione è stata elaborata da un comitato ristretto di quattro saggi. Un testo decisivo per il mutamento degli assetti della vita pubblica italiana viene approvato da una sola parte del Parlamento senza un consenso politico ampio e senza alcun coinvolgimento dei cittadini e delle loro rappresentanze. Non è possibile accettare che la Carta fondamentale della Repubblica sia il frutto del lavoro di pochi esperti o solo di alcune forze politiche senza un dibattito pubblico aperto a tutti. Le regole di tutti vanno decise da tutti, inclusi i cittadini e le loro organizzazioni. E’ inoltre molto grave che la riforma della Carta costituzionale riceva il sostegno di una sola parte, per quanto maggioritaria, del Parlamento e non sia il frutto di un ampio consenso, prima di tutto, nel Paese e, poi, nelle Camere. In particolare, non possiamo condividere che la riforma delle norme fondamentali dell’ordinamento giuridico possa ridursi, come di fatto sta accadendo, a merce di scambio in vista delle elezioni o della tenuta della maggioranza di governo.
2. No al premierato assoluto
La riforma in corso di approvazione aumenta in modo esagerato i poteri del presidente del consiglio (al capo dell’esecutivo viene attribuito perfino il potere di scioglimento delle Camere, tenendole sotto ricatto) e trasforma il nostro regime parlamentare in regime elettorale del primo ministro. I cittadini, per quanto riguarda il governo del Paese, vengono relegati in un ruolo passivo, semplici spettatori delle decisioni assunte da un uomo o donna cui hanno delegato la propria sovranità. La democrazia viene sacrificata ad un modello autoritario e personalistico.
3. No al pasticcio istituzionale e all’assenza di contrappesi
Le nuove norme relative all’assetto dei rapporti tra le due Camere, con l’introduzione di un Senato federale dalla fisionomia incerta, rischiano di produrre una profonda confusione istituzionale con conseguenze assai gravi per il corretto svolgimento delle dinamiche democratiche sia in sede parlamentare che nel rapporto con le regioni. Al di là delle questioni di merito, la riforma rischia di paralizzare il funzionamento delle istituzioni. La riforma in corso di approvazione riduce inoltre gravemente il ruolo di bilanciamento e di controllo esercitato dagli organi di garanzia (quali il Presidente della Repubblica, la Corte costituzionale e le autorità amministrative indipendenti). Inoltre, l’attribuzione al capo dell’esecutivo del potere di scioglimento della Camera impedisce di fatto il funzionamento del fondamentale principio della separazione dei poteri.
4. No alla riduzione e alla diseguaglianza dei diritti
Non soltanto si approfondiscono i problemi di parità di accesso ai diritti dei cittadini su tutto il territorio nazionale in ambiti cruciali come la sanità, l’istruzione e la sicurezza, ma si aumenta lo spreco di denaro pubblico nel mantenimento di macchine amministrative inutili, malgestite e spesso corrotte. La riforma in corso di approvazione aumenta il peso delle burocrazie e dei potentati regionali. La devolution porterà alla nascita di “ venti” Italie dove i diritti ed il benessere delle comunità saranno “a geometria variabile” e mina alla fonte i principi fondamentali di pari dignità sociale sanciti dall’art.3 e dalla prima parte della nostra Costituzione.
5 . No alla distruzione delle politiche sociali e dei beni comuni
Con l’introduzione del decentramento delle politiche sociali e quindi della difesa dei diritti il principio di un welfare universalistico, di un quadro di diritti egualmente percepiti su tutto il territorio nazionale, del principio fondamentale di solidarietà nazionale tra i diversi territori della comunità rischia di venire meno. Si introduce un federalismo egoistico che divide il paese e fa venire meno ai cittadini i diritti fondamentali e che trasforma i beni comuni, i diritti di base in merci, in bisogno che possono essere soddisfati solo in funzione delle capacità di spesa individuale ed attraverso la privatizzazione della gestione dei servizi . Più avanzano la mercificazione e la privatizzazione dei diritti pîù si accentuano fenomeni come l’individualismo utilitarista, il consumismo e lo spreco, l’arricchimento con le speculazioni finanziarie. In questo contesto si espande l’evasione fiscale, mentre la riduzione (in senso regressivo) delle imposte sul reddito diventa la scelta di molti governi che magari accentuano la pressione fiscale sui consumi e le prestazioni sociali e collettive in materia di servizi pubblici e di prima necessità.
6. No al coinvolgimento nelle guerre
Anche se non oggetto dell’attuale riforma costituzionale, la violazione dell’art. 11 (l’Italia ripudia la guerra”) fa parte della prassi di un governo che ha sostenuto e contribuito ad una guerra come quella in Iraq che ha violato la nostra Costituzione e il diritto internazionale. Con questa riforma, il Parlamento viene ulteriormente espropriato della possibilità di controllare e contrastare le scelte del premier in materia di partecipazione ad eventuali futuri interventi militari
2 GIUGNO 2005
FESTA DELLA REPUBBLICA
INIZIATIVE IN 100 CITTA’ ITALIANE
DI RACCOLTA FIRME E DI MOBILITAZIONE
PER DIRE
NO
ALLA CONTRORIFORMA DELLA COSTITUZIONE
SI’
A NUOVI SPAZI DI DEMOCRAZIA
Fanno parte della tavola per la Solidarietà:
AIBI (Amici dei Bambini), AMU (Associazione Mondo Unito) ARCI (Associazione Ricreativa Culturale Italiana), CEVI, Chiama l’Africa, Cittadinanzattiva, CNCA (Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza), Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, CRIC (Centro Regionale d’Intervento per la Cooperazione), Emmaus, La Gabbianella, ICS-Consorzio Italiano di Solidarietà, Associazione d’Amicizia Italia-Nicaragua, Legambiente, Lunaria, MOVI (Movimento di Volontariato Italiano), Nigrizia, Punto Critico, Roba dall’Altro Mondo, Solidaria, Terranuova, Terre des Hommes, Un Ponte per…, VIS (Volontariato Italiano per lo Sviluppo)
Per adesioni e informazioni: info@tavolaperlasolidarieta.it; www.tavolaperlasolidarietà.it