Documento di base

Elogio della solidarietà

Il nostro intento è quello di rimettere la solidarietà al centro della politica e della società, del rapporto tra cittadini ed istituzioni, tra popoli e culture, tra le persone.

La solidarietà è il nostro bene comune, quello che in una comunità garantiscelapromozione dell’eguaglianza e della giustizia, della ridistribuzione della ricchezza, dell’impegno, della partecipazione democratica dei cittadini e dei popoli, nel rispetto dei diritti e dei doveri di ciascuno.

La solidarietà non è semplicemente comportamento individuale e sociale, né tanto meno beneficenza o aiuto, ma un principio ispiratore della politica, dei rapporti economici, della democrazia, dei rapporti tra le persone. Solidarietà è rifiuto dell’indifferenza, della passività, dell’isolamento, dell’egoismo. Non c’è solidarietà senza giustizia, democrazia, riconoscimento dei diritti, eguaglianza, pace. Non c’è solidarietà senza un impegno costante rivolto alla trasformazione sociale ed economica, senza un rapporto diverso tra le persone ispirato a convivialità, nonviolenza, gratuità, sobrietà.

La solidarietà non è il comma o la cifra di un “capitolo di bilancio”, ma un principio fondante di una buona politica, di un’economia umana, di una società aperta, di una comunità tra eguali. Non esiste e non accettiamo una solidarietà “a geometria variabile”: tutti hanno diritto alla vita, al benessere proprio e del pianeta, al proprio futuro. Per tutti, in ogni parte del mondo.

Una buona società si fonda su due concetti fondamentali: il riconoscimento dell'esistenza dell'altro e una virtuosa coesistenza volta alla promozione sociale e umana di ciascuno. Solidarietà e cittadinanza su scala nazionale e mondiale sono i due comportamenti individuali e collettivi alla base di politiche che abbiano come obiettivi i diritti, la giustizia, la democrazia, l’eguaglianza.

La solidarietà sulla quale si è fondato finora lo Stato sociale ancorato ai diritti e alla democrazia, non è più vista -da una parte della politica, degli attori economici, delle istituzioni, del sistema culturale- come una virtù pubblica delle nostre società. Al massimo è confinata a virtù privata, opzionale e residuale, ed è vista come beneficenza, filantropia, semplice aiuto. Noi vogliamo invece riproporre l’elogio della solidarietà come nostro bene comune, elemento fondante di un patto sociale volto alla crescita collettiva della comunità e di ciascun suo componente.

La crisi e la riduzione del welfare a beneficenza, la morte della cooperazione internazionale uccisa dal neoliberismo e dalla guerra preventiva –a cui ribadiamo la nostra opposizione “senza sé e senza ma”- l’affermazione di un modello di globalizzazione, sono indissolubilmente legate all’affermazione della mercificazione della vita in ogni sua forma, al dominio del fondamentalismo del mercato e della competitività, al culto dell’appropriazione privata di ogni bene, al primato della sfera finanziaria che questo sistema economico ci ha imposto.

La solidarietà come nostro bene comune è il miglior anticorpo all’apartheid sociale, all’egoismo economico, all’isolamento individualista, alla mercificazione del pianeta, alla violenza diffusa, al particolarismo territoriale. Anche per questo siamo a fianco di quella società civile planetaria –fatta di movimenti sociali e pacifisti, campagne e organizzazioni impegnati per il bene comune e per i diritti, organismi della cittadinanza, comitati civici- che si organizzano e si battono perché “un altro mondo sia possibile”.

Perché scegliere la solidarietà

La guerra, la violenza sistematica che offendono non solo la dignità umana, ma distruggono la vita, la giustizia, la fraternità, l’uguaglianza, tutto ciò che concorre e consente il vivere insieme, sono proprio originate da quel dominio della mercificazione, dell’appropriazione privata, dal fondamentalismo del mercato, di quei principi generali che il neoliberismo ha praticato negli ultimi 25 anni e che oggi stanno portando al degrado del pianeta.

Oggi, i linguaggi dei governi, dei media, dell’economia non evocano e non trasmettono più i valori della fraternità, dell’uguaglianza, della res publica, del benessere collettivo. Oggi, questi linguaggi e comportamenti, le relazioni fra gli Stati, l’economia sono improntati al culto della competitività e di un mercato capitalista e selvaggio che vuole modellare l’intera comunità mondiale a sua somiglianza, facendo della “società di mercato” l’unico e omologante valore e modello di riferimento.

La guerra è l’altra faccia del neoliberismo: grazie alla violenza diffusa e alla guerra il neoliberismo si assicura il proprio dominio globale su risorse, beni, relazioni economiche tra i paesi, soffocando le spinte alla democrazia e ai diritti umani, alla giustizia e all’eguaglianza. Il neoliberismo -come sistema di capitalismo globale- si fonda sulle ineguaglianze, il depredamento delle risorse, la competitività come produzione di squilibri e nuove ingiustizie. Con la motivazione della lotta al terrorismo-che insieme alla guerra va combattuto e sradicato- si è messa in atto una “militarizzazione” del mondo che rappresenta di fatto solo il controllo degli interessi dei più forti e il mantenimento dell’attuale situazione planetaria di ingiustizia.

Queste sono le sfide che una cittadinanza fondata sulla solidarietà, deve saper affrontare nel XXI secolo, a livello nazionale e rispetto alla identità ed al ruolo dell’Europa, con le quali la Tavola della Solidarietà vuole confrontarsi.

Le motivazioni condivise dai soggetti che aderiscono alla Tavola per la Solidarietà ed alla base del suo progetto politico-culturale di cui intende farsi promotore sono le seguenti :

  • la consapevolezza che la globalizzazione neoliberista e il modello di sviluppo da questa ispirato non sono in grado di costruire un futuro di pacifica convivenza, di giustizia, di rispetto dei diritti umani; di salvaguardia del pianeta;
  • la necessità di contrapporsi all’attuale situazione di guerra e di violenza diffusa legata alla perpetuazione delle ingiustizie, della violazione dei diritti umani, al mantenimento di un ordine globale fondato sul neoliberismo ;
  • il rifiuto esplicito dei principi del neoliberismo globale: la mercificazione della vita in ogni sua forma, al dominio del fondamentalismo mercato e della competitività, al culto dell’appropriazione privata di ogni bene, anche quelli ambientali, al primato della sfera finanziaria che questo sistema economico ci ha imposto
  • il riconoscimento reciproco e solidale di tutte le esistenze, culture, religioni, civiltà come principio alla base di una società fondata sulle “convivialità delle differenze”, in contrapposizione alla pratica del sospetto, dell’intolleranza, del “noi contro loro”;
  • la condivisione del principio mutualista dell’avvenire individuale e collettivo. La solidarietà fonda le sue radici sul principio che ciascuno è solidale verso gli altri perché sa che vi è corrispondenza reciproca e fonda il suo agire individuale e collettivo, su una partecipazione attiva dei cittadini fondata sui valori del volontariato, della gratuità,della cittadinanza umana
  • il principio di responsabilità verso le nuove generazioni e per il futuro del nostro pianeta, di cui dobbiamo salvaguardare l’integrità e l’equilibrio, impedendone il degrado e lo sfruttamento incontrollato dei beni e delle risorse naturali al servizio di un’economia di rapina e insostenibile.

Cosa significa affermare la solidarietà

La società civile e l’associazionismo più attivo e vigilante, sono stati nelle varie fasi storiche, i protagonisti di innovazioni e conquiste sociali che hanno saputo imporre alla politica, alle istituzioni il riconoscimento di alcuni diritti civili e sociali, come il servizio civile, l’obiezione di coscienza, di valori come la pace, la solidarietà, la riduzione delle spese militari, di strumenti di ridistribuzione della ricchezza a livello di cooperazione internazionale,(attraverso la destinazione dell’1% del Prodotto Interno Lordo all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo), la difesa e la promozione dei diritti sociali, attraverso un welfare fondato sul benessere comune e la redistribuzione della ricchezza.

Oggi però la maggior parte di queste conquiste sono state messe in crisi dell’attuale modello di globalizzazione e dalle scelte fatte dalla politica a questa ispirato. Mentre una parte importante della società civile organizzata continua con un’azione dal basso ad impegnarsi per la difesa dei diritti umani e sociali, la solidarietà ed una cittadinanza partecipata, un’altra parte del cosiddetto “terzo settore” - quello più istituzionalizzato e legato alla gestione dei “mercati sociali” e dei fondi pubblici - si è prestato in questi anni ad essere strumento parastato o paramercato della riduzione del welfare e dello snaturamento della cooperazione internazionale, abbandonando l’azione politica diffusa, di cittadinanza e di volontariato, per concentrarsi sull’ottenimento di benefici corporativi per la propria categoria d’appartenenza.

Da questa consapevolezza e dalla convincimento della necessità di recuperare il ruolo propositivo di pressione morale nasce l’impegno e la sfida verso la sfera politica e la società civile per un riaffermazione e pratica della “cultura della solidarietà” fondata sulla condivisione dei seguenti principi di base, che costituiscono il denominatore comune di impegno e dell’agire della Tavola per la solidarietà.

  • Ilriconoscimento dei diritti universali per tutti, attraverso la piena applicazione della carte e delle dichiarazioni sottoscritte a livello internazionale, attraverso una gestione solidale, partecipata dei beni comuni, rilanciando le ragioni di un Welfare globale, ribadendo l’illegalità della guerra, della povertà, di ogni violazione dei diritti, internazionalmente sanciti;
  • La difesa del Welfare e dei “beni comuni” , contrastando i processi di mercificazione e privatizzazione dei “beni e servizi sociali” fondamentali – come l’acqua, i beni ambientali, la salute e con essa l’alimentazione, l’alloggio, l’istruzione, il lavoro, la conoscenza e l’informazione- il cui non accesso mette in pericolo la coesione e l’esistenza della comunità. Ciò significa ridefinire l’identità della solidarietà, della cooperazione internazionale, l’identità della cittadinanza globale;

 

  • Un nuovo ruolo della sfera politica e del pubblico, fondato sull’autonomia dal mercato e dalla sfera economica, capace di realizzare la “res-publica”, cioè il bene comune, l’agire collettivo rivolto a realizzare la coesione sociale e i diritti contro ogni riduzione economicistica e privatistica dell’azione del settore pubblico –oltre ogni deriva burocratica e statalista- e della politica come campo dell’azione per il bene comune;

 

  • L’autonomia politica del sociale, ribadendo – oltre ogni idea di autosufficienza e di neocollateralismo alla politica tradizionale - le ragioni di una sussidiarietà solidale rivolta alla realizzazione dell’interesse generale e del bene comune, dell’attivismo civico, dell’associazionismo e del volontariato sociale. Ribadiamo il nostro rifiuto di ogni autoreferenzialità, collateralismo, subalternità;
  • Un nuovo modello di sviluppo a livello globale, in cui la cooperazione e la solidarietà internazionale possano svolgere un ruolo nuovo di promozione di pace e giustizia attraverso la ridistribuzione di risorse e nuove politiche dentro un processo di revisione di comportamenti sociali, consumi individuali e collettivi, uso delle risorse comuni e di nuove relazioni fra popoli e cittadini
  • Un’economia e una società ecocompatibile , in cui affermare nuovi comportamenti e culture di consumi responsabili, di uso sostenibile ed equo delle risorse naturali, di politiche energetiche, di mobilità, di produzione che tengano conto dell’equilibrio naturale e della necessità della redistribuzione di risorse e opportunità per tutti, in tutto il mondo;

 

Come costruire le alternative: le parole chiave

La Tavola per la Solidarietà si impegna a sviluppare e promuovere nella società civile italiana ed avanzare proposte alla politica, di progettualità politico culturale fondative di una nuova cultura e prassi della solidarietà rispetto a cinque parole chiave, o assi di azione, che si intrecciano e si sovrappongono, della solidarietà e costituiscono il Piano di azione . Queste parole chiave sono cosi identificate: Diritti, Giustizia, Democrazia, Eguaglianza, Altra economia.

I DIRITTI

Welfare, società e beni comuni

Il nostro impegno è rivolto alla realizzazione dei diritti umani, sociali, civili, politici, economici, culturali, sanciti a livello internazionale e dalla nostra Costituzione Repubblicana. Si tratta dei diritti alla salute, all’istruzione, all’assistenza e della salvaguardia dei “beni comuni” come l’acqua, assicurando - per tutto il pianeta- il diritto all’acqua potabile (che deve essere esclusa dal novero dei “beni e servizi mercantili”) ed ai servizi sanitari di base per tutti nell’arco di 15 anni. Il nostro impegno prioritario è rivolto proprio contro la politica di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi, come intende fare il WTO e come succede purtroppo anche nel nostro paese con politiche di deregulation del welfare . Siamo contrari anche a quel neoliberismo “temperato” che in questi anni ha portato ad una pratica dei diritti “a geometria variabile”, a seconda delle opportunità territoriali e delle disponibilità dei fondi. I diritti sociali sono stati considerati in questo contesto come un “capitolo di bilancio”, invece di essere riconosciuti come inderogabili ed erga omnes. Le politiche neoliberiste –attraverso l’apertura dei “mercati sociali”- hanno progressivamente subappaltato al mercato e anche a parti del terzo settore la risposta a diritti fondamentali delle persone. In questi anni è cambiato il vocabolario della politica tradizionale: i diritti sono diventati bisogni, i cittadini clienti, i servizi mercati sociali. Noi vogliamo cambiare questo vocabolario e rimettere al centro i diritti e i beni comuni come inalienabili per la comunità e la persona. Ribadiamo che istruzione, assistenza, salute e previdenza non possono essere considerati come “capitoli di spesa”, ma riconosciuti come invece diritti garantiti dalla cornice istituzionale. Non si garantiscono i diritti con le generiche defiscalizzazioni o i voucher, ma –grazie ad una “grande riforma sociale”- con un’assunzione di responsabilità della comunità e del Pubblico. Servizi di base per tutti, reddito sociale, politiche di cittadinanza, politica fiscale ridistributiva devono essere al centro di una nuova e rinnovata strategia dei diritti in Italia come nel mondo. Nell’impegno della società civile organizzata il valore della gratuità – e con essa del volontariato, inteso come impegno al servizio del bene comune e della comunità, come stile e metodo di lavoro, come capacità di creare valore aggiunto, tramite la gratuità delle prestazioni, le relazioni dirette fra persone e la messa in rete delle esperienze e delle risorse, deve tornare ad essere rilevante e centrale per la solidarietà e alternativo alla cultura mercantile dove tutto si vende e si compra.

LA GIUSTIZIA

Solidarietà, pace e cooperazione internazionale

Legata alla promozione dei diritti è la realizzazione della giustizia. Non c’è pace senza giustizia. Non c’è futuro per l’Italia ed il pianeta senza la proposizione di un “welfare globale” dove possano trovare risposta i diritti delle persone e delle comunità. In questo senso è necessario rilanciare la solidarietà internazionale come un dovere degli Stati/Nazione, dell’Europa e della Comunità internazionale- espressa dal sistema delle Nazioni Unite – che sottrae la gestione dell’accesso ai diritti umani al mercato, alle imprese multinazionali, agli investimenti privati, abbandona le politiche della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Questo significa rifondare l’identità della cooperazione internazionale, a livello nazionale ed europeo riconoscendo l’autonomia e la soggettività di un nuovo modello di solidarietà internazionale. Come politica pubblica, questa deve essere parte integrante di una nuova politica di Welfare globale- con al centro la promozione della pace e della giustizia- coordinata da una diversa e autonoma struttura politica e gestionale completamente separata dal Ministero degli Esteri e più in generale dalla politica estera, commerciale, militare del nostro paese. Rivendichiamo l’importanza e l’autonomia della cooperazione e della solidarietà internazionale praticata dalle varie componenti della società civile e dagli enti locali fondata su una progettuale che privilegia l’incontro con l’altro, le relazioni dirette di partenariato, la partecipazione responsabile delle comunità e la valorizzazione delle risorse umane locali nella realizzazione e gestione dei progetti, rispetto al mero atto del dono, al trasferimento di risorse umane, alla gestione di progetti nell’ambito dei programmi e delle politiche delle agenzie internazionali o dei meri interventi umanitari. Questo significa ripensare radicalmente l’identità degli attori ed in particolare delle ONG che da mere agenzie di progetti devono tornare a radicarsi nella società e nel territorio, ritornare ad essere attori di politiche a favore dei diritti umani, della pace e della solidarietà. La cooperazione e la pace non sono un lusso. Se si vogliono prevenire guerre e conflitti, se si vuole assicurare un futuro e dignità alle popolazioni di questo pianeta bisogna agire e difendere la pacifica convivenza dei popoli senza titubanze. L’obiettivo della cooperazione è la pace positiva con al centro la promozione dei diritti umani e della giustizia. Il problema non è solo e non tanto avere più risorse (che comunque sono poche) per politiche verso il Sud del mondo, ma anche il loro utilizzo e indirizzo per politiche di accesso ai fondamentali diritti umani, a sostegno di trasformazione economica e sociale e di giustizia. Chiediamo in ogni caso la riduzione delle spese militari a favore di eguali trasferimenti verso i paesi del Sud del mondo, la cancellazione totale del debito, “tasse globali” sulle speculazioni, che finanzino la salvaguardia dei beni comuni, ambientali e dei diritti per tutti.

LA DEMOCRAZIA

Sussidiarietà, partecipazione ed empowerment

Riformare e allargare la sfera della politica, evitare ogni cooptazione subalterna nelle istituzioni e oltre ogni collateralismo “da schieramento”, rimettere al centro il protagonismo della società civile è per noi obiettivo fondamentale. In questo percorso la sussidiarietà solidale per la realizzazione dell’interesse generale –come previsto dall’art. 118 della Costituzione- diventa strumento centrale per allargare la sfera della democrazia, di una partecipazione fondata sul “fare”, di una agire collettivo che è forma di una politica diffusa che non ha bisogno di riconoscimenti dalla “Politica”, ma è esso stesso fondante e costituente di nuove modalità, di pari dignità, di nuove forme dell’agire collettivo per i beni comuni. La sussidiarietà solidale –che si contrappone a quella residuale e privatistica di altre esperienze politico/culturali lontane dal nostro percorso- rappresenta dunque una risposta radicale e innovativa ai meccanismi del rapporto tra società e politica che hanno sin qui prodotto collateralismo, subalternità, residualità. In questo senso può acquistare una particolare importanza la proposta di un’iniziativa che contrasti i contenuti dell’attuale riforma costituzionale –plebiscitaria, leaderistica, antisolidale- in discussione in Parlamento. Inoltre è necessario riflettere sulle possibilità di rafforzare le forme di democrazia locale sostenendo le esperienze del bilancio partecipativo e di introdurre forme di democrazia globale sui principi di sovranità e partecipazione. Lo scenario è quello della ripresa di un’iniziativa sul terreno della riforma della politica, della problematizzazione della natura e delle prospettive del tema della rappresentanza (politica, sociale, istituzionale), di un crescente empowerment che metta nelle condizioni le comunità locali e la società civile, i comitati civici e di quartiere di cittadini, interessati ad occupare maggiori spazi di decisione , di partecipazione democratica e di esercizio di funzioni politiche rispetto alla gestione dei servizi, dei beni comuni, del vivere insieme a livello locale e nazionale.

L’EGUAGLIANZA

Cittadinanza, redistribuzione e pari opportunità

 

Oggi è necessario rimettere al centro il tema dell’eguaglianza. Da sempre l’eguaglianza divide chi è a favore degli ultimi da chi vuole difendere i privilegi, tra chi crede nella solidarietà e nei diritti e chi vuole conservare il sistema esistente. Il principio di eguaglianza deve tornare a ispirare le politiche economiche, fiscali, di accesso alle risorse, di relazioni internazionali. L’eguaglianza non deve essere solo quella “davanti alla legge”, ma anche quelle alle risorse, alle possibilità di futuro e di sviluppo, alla democrazia, ai diritti. Le cosiddette “opportunità”, il sistema fiscale, il welfare, le politiche di redistribuzione del reddito devono essere indirizzate mettendo al centro questo principio e la sua applicazione. Il principio di eguaglianza si deve legare a quello di cittadinanza per il pieno rispetto dei diritti dei cittadini migranti ad essere accolti e ad essere parte della comunità e al rispetto della dimensione di genere contro ogni discriminazione e riduzionismo unilaterale. Contro una politica di riduzione indiscriminata delle tasse noi proponiamo a livello nazionale un’accentuazione del principio di progressività dell’imposizione fiscale, una tassazione minima sulle attività d’impresa, lo spostamento della pressione dal lavoro alla rendita, l’introduzione di tasse di scopo per colpire consumi e comportamenti dannosi e per incentivare produzioni ed attività sociali e sostenibili. In un quadro più generale proponiamo –così come avanzato dai governi brasiliano e spagnolo- l’introduzione di una serie di “tasse globali” come la tobin tax, la carbon tax e altre per finanziare trasferimenti di risorse ai paesi poveri.

UN’ALTRA ECONOMIA

Solidale, etica, dal basso

In questo contesto assumono una particolare importanza quelle forme (commercio equo, finanza etica, acquisti solidali, scambi non monetari, ecc.) di “altra economia” che danno voce, forza e risorse ai popoli del Sud del mondo e che organizzano da noi attività, produzioni, consumi che rispondono alle categorie della cooperazione, della giustizia sociale e della sostenibilità in contrapposizione ai concetti di competizione, sperequazione ed insostenibilità tipici del sistema economico dominante. Sostenere lo sviluppo di queste esperienze e quelle improntate all’ auto-organizzazione economica e sociale a livello di reti sud-sud significa dare gambe alla crescita dal basso di un nuovo sistema di relazioni sociali che vede come elemento di connessione la solidarietà e la sussidiarietà al posto del conflitto interpersonale. Ma significa anche creare un collegamento reale tra le situazioni di disagio sociale nei paesi del Sud e di precarietà in quelli del Nord, con la consapevolezza che il Nord ed il Sud, lungi dall'essere divisioni geografiche, sono in realtà discriminazioni sociali che sono ancor più chiarite da concetti come "centro" e "periferia" del mondo. L’obiettivo è quello di influenzare e cambiare i comportamenti e gli indirizzi della società, intesa come comunità aperta ed interconnessa di cittadini, e con essa le dinamiche dello stato e del mercato, come espressioni dell’agire umano. Ma per poter fare questo, è più che mai necessaria una grande chiarezza rispetto non solo alle modalità di produzione nei paesi delle periferie, ma anche a quelle di distribuzione e di tutela dei diritti nei tanti “centri” del mondo. Commercio Equo, Finanza Etica, Consumo Critico hanno un senso se hanno però la capacità di sapersi guardare dentro, evidenziando le contraddizioni e non mettendole a tacere, in una continua sperimentazione che possa gradualmente spostare la concretizzazione dell'idea verso l'utopia da raggiungere. Per questo acquista centralità il ruolo che le esperienze dell'economia solidale possono esprimere nei confronti delle imprese profit, nella capacità di poterne condizionare i comportamenti, ma anche nel coraggio di poterne evidenziare le ambiguità. Ma le varie forme dell'economia solidale potranno esprimere le loro potenzialità appieno solamente se saranno capaci di astrarsi da sè, di costruire economie diverse con l'obiettivo di aprire nuovi spazi di partecipazione dei cittadini: l'autonomia economica, le risorse disponibili, possono essere strumenti importanti per ridare significato alla parola "cittadino" come "portatore di diritti", senza alcuna confusione terminologica con il termine "consumatore" che, benché responsabile o ancor di più equo, pone al centro la possibilità di consumare e non la capacità di trasformare.

Patto di adesione

L’affermazione dell’insieme di questi principi, richiederà forse una o due generazioni di lavoro da parte del mondo dell’associazionismo. Non bisogna lasciarci prendere dalla paura dei tempi lunghi….. il futuro ci appartiene, fa parte delle nostre responsabilità. Ribadiamo in questo modo anche un metodo di crescita comune e di confronto che fa di questo documento uno strumento di lavoro che si arricchisce in corso d’opera con gli apporti e i contributi di ciascuno.

Scegliamo quindi questa strada di impegno per affermare questi principi, consapevoli delle difficoltà, che ci attendono. Siamo però animati dalla volontà di avviare un processo partecipativo e di confronto con quelle componenti della società civile -associazionismo, terzo settore, attivismo civico, volontariato, ecc.- che condividono questi valori e più in generale con tutti i cittadini che in questa fase storica sono disponibili a mettersi in gioco per rilanciare i valori fondanti dell’impegno sociale e del senso del vivere insieme.

Il nostro obiettivo è la costruzione di uno spazio comune di riflessione e di iniziativa politica e culturale, un luogo di incontro e di confronto fra soggetti che operano sugli assi tematici identificati nel nostro piano di azione a livello italiano, europeo e mediterraneo. Nell’intento di socializzare i percorsi e le proposte che matureranno attraverso gli strumenti di confronto e di discussione che ci daremo si prevede di realizzare, nel corso del 2005, una o più “azioni comuni” che costituiranno i momenti di interlocuzione con la politica, con le istituzioni rispetto all’obiettivo di promuovere una nuova cultura della solidarietà e del vivere insieme.

L’adesione alla Tavola per la solidarietà è aperta alle organizzazioni –senza scopo di lucro e non legate a partiti politici- che condividano esplicitamente i contenuti di questo documento, condividendone lo spirito e le proposte.

Sul piano dei comportamenti è necessario che le associazioni aderenti alla Tavola per la solidarietàcondividano i seguenti impegni:

  • l’adesione convinta ai principi esposti in questa carta e l’impegno alla loro realizzazione, nell’autonomia e nella specificità di ciascuna organizzazione;
  • la coerenza sul piano della progettualità e dei comportamenti –della singola organizzazione e della sua presenza in altri organismi di secondo livello- con i contenuti e principi del patto di adesione alla Tavola;
  • l’identificazione di un rappresentante permanente nella Tavola e –compatibilmente con le possibilità di ciascuno- messa a disposizione di risorse umane e finanziarie per concorrere ai piani di azione, attraverso le modalità che saranno definite per la realizzazione dei programmi di azione individuati;
  • la partecipazione (unitaria di tutte associazioni aderenti) alle Campagne ed ai momenti pubblici (convegni/seminari) realizzate come Tavola per la Solidarietà e la condivisione politica, organizzativa e finanziaria delle iniziative.

La Tavola opererà attraverso la metodologia del confronto collegiale e partecipato e stabilirà i suoi orientamenti con il metodo del consenso individuando in questo modo l’agenda di lavoro, le azioni prioritarie comuni, il piano di lavoro annuale, l’istituzione di gruppi e commissioni di lavoro tematiche di interesse delle organizzazioni aderenti.

La Tavola potrà avere una propria sede o comunque un riferimento tecnico per il coordinamento, attraverso le forme e gli strumenti, che le organizzazioni aderenti riterranno più opportune. Ogni organizzazione –a seconda delle sue possibilità- metterà a disposizione delle risorse umane e finanziarie per il funzionamento operativo della tavola: segreteria, gestione dei contatti quotidiani, del servizio mail ed internet. La tavola si doterà di un proprio sito, interconnesso con i siti delle organizzazioni aderenti. Per le iniziative, gli incontri, le posizioni di natura pubblica, la tavola deciderà con il metodo del consenso e di volta in volta il profilo da darsi nonché gli strumenti le forme organizzative e formali per rappresentare le proprie posizioni e proposte.

Ediz. 31 Gennaio 2005